domenica 30 settembre 2007

Vicolo


giovedì 27 settembre 2007

Filari

mercoledì 26 settembre 2007

Il tunnel

Il castello di Lisignano è un fortilizio antecedente al 1203 donato dal giudice Albizzone assieme ad 800 pertiche di terra con case e vigni al monastero di S.Savino di Piacenza ed in seguito di proprietà dell'Ospedale Grande di Piacenza. Dal toponimo derivato da "Licinianus" della Tavola Alimentaria Traianea, è una struttura a forma rettangolare con quattro torri rotonde agli angoli e circondato d'acqua proveniente dal torrente Luretta.
Pare che questo castello sia collegato al castello di Agazzano tramite una galleria sotterranea che passa sotto allo stesso torrente.

martedì 25 settembre 2007

Giro di ronda


lunedì 24 settembre 2007

Le avventure di Faimali

Opilio Faimali nacque nel 1824 nell'allora Cagnano (antico appellativo di Gropparello). Fù il più grande domatore italiano dell'ottocento. Dopo il suo esordio in Alsazia come cavallerizzo-acrobata nel circo di D. Guathier, iniziò a farsi conoscere come domatore grazie ad una particolare tecnica di sua invenzione e nel 1858 sposò la vedova del domatore Bidel.
Conosciuto come il "re dei leopardi", fù ricevuto nelle corti dell'Olanda e della Gran Bretagna seppe inoltre farsi apprezzare dal Sultano di Costantinopoli e dal Re d'Italia.
Durante il conflitto franco-prussiano (1870-1871) creduto una spia, scampò alla fucilazione che l'avrebbe colpito a Tolosa. Successivamente rimasto vedovo, si sposò nel 1872 con Albertina Parenti che gli fece cambiare nettamente vita per abbracciarne una tranquilla di campagna a Pontenure, dove si spense ventidue anni dopo nella sua casa a le Colombare.

Via Roma


Il santo da Tours

Nel 500 d.c. un pellegrino di nome Fiorenzo, nato a Tours (capitale della Loira), si recò a Roma per il giubileo e nel ritorno passò per Fiorenzuola facendo abbeverare il suo cavallo in un pozzo.
Miracolo fù compiuto quando in questa sua sosta riportò in vita una bambina defunta. divenendo così santo.

domenica 23 settembre 2007

Chiesa di San Francesco d'Assisi


Vedute


sabato 22 settembre 2007

L'essenza dell'amore

venerdì 21 settembre 2007

Impronte scure

Mistica l'attribuzione che viene data a delle piccole orme nere nella cripta della chiesa di San Colombano a Bobbio. A prima vista quelle di un cane, furono attribuite a Satana. In ogni caso lo stesso San Colombano intrecciò la sua storia con entrambi: Satana lo sfidò ad attraversare il Ponte Gobbo ed il cane fù sacrificato dal santo in considerazione della morte che comunque l'avrebbe colpito a breve tempo.

mercoledì 19 settembre 2007

Gian Domenico Romagnosi: giurista e filosofo


martedì 18 settembre 2007

Roba di Piacenza

La cultura della preparazione degli insaccati nel piacentino è di eccelsa qualità e ben radicata in tutta la provincia, dalla bassa pianura alle tondeggianti colline per finire nelle tranquille valli, tanto che quella di Piacenza è l'unica provincia italiana ad annoverare ben tre prodotti D.O.P. (denominazione di origine protetta) che sono coppa, salame e pancetta. Forse meno conosciuti ma comunque di grande bontà sono i "cacciatorini di Ferriere" (salamini) ed il "fiocchetto".
Qualità ben radicata già dal medioevo: quando i commercianti dalle proprie bancarelle di un qualche borgo o una qualche città gridavano "roba di Piacenza!" la gente accorreva numerosa.

lunedì 17 settembre 2007

Vicolo del centro




domenica 16 settembre 2007

La chiesa diversa

A Lazzarello esiste una chiesa fuori dagli schemi dedicata alla Natività di Maria Santissima.
Sita ad un altitudine di 780 metri e circondata da secolari querce e boschi di castagno, venne innalzata alla fine del XVI secolo e ricostruita nel 1894. Si presenta con una facciata in pietra a vista e contiene all'interno una copia di immagine mariana proveniente dall'oratorio della Madonna della Torrazza realizzata nel 1895 dal pittore Gerolamo Bigotti.
La principale particolarità? le campane non sono sul campanile ma nel sagrato della chiesa.

sabato 15 settembre 2007

Porticato


venerdì 14 settembre 2007

Quel buco nella storia

Nella storia di Piacenza vi è un vuoto di due secoli.. Non si tratta ne di un gioco di parole ne di un evento fisico.
Questo vuoto si colloca approssimativamente tra l'anno 1000 e l'anno 1200 ed a parte alcuni avvenimenti di eccezionale importanza a noi conosciuti (la proclamazione delle crociate o le diete di Ròncaglia tra tutti) è intricatissimo ed ormai insolubile risalire a ciò che fù.
L'episodio che ha originato questo "buco" accadde dopo la vittoria della Lega Lombarda, quando il podestà di Piacenza credendo di essere linciato incendiò tutti i documenti di stato e gli atti dell'archivio notarile lasciando così i notai a ricostruire tutto a memoria. Nonostante l'accurato lavoro di ripristino non se ne venne mai a capo realmente e molti documenti presentano oggi date incoerenti che hanno contribuito alla diffusione di leggende più o meno vere (e nuovi obiettivi per i ricercatori storici...).

giovedì 13 settembre 2007

Verde-viola


martedì 11 settembre 2007

Il cuoco fantasma

Giuseppe era un cuoco che nel '700 prestava servizio nel castello di Rivalta. La sua fine non fù per nulla felice: pugnalato e strangolato da mano ignota venne immerso nel pozzo d'acqua del fortilizio.
A quanto pare di questa sua fine non se ne darà mai pace e tutt'oggi egli vaga nei corridoi rumorosamente. Lo stesso Conte Orazio Zanardi Landi, attuale proprietario del castello, ha affermato che gli elettrodomestici iniziano a funzionare anche senza corrente o si possono udire battute ritmiche che sembrano un pestare di bistecche. Di questa "simpatica" presenza se ne accorse pure la Principessa Margaret d'Inghilterra, invitata a corte con un'altra trentina di ospiti in una notte di dodici anni fà.

lunedì 10 settembre 2007

Ara celtica


domenica 9 settembre 2007

La rivolta di Niviano

Il 4 luglio 1462 ben 7000 contadini capeggiati da Onofrio Anguissola e Giacomo Pellizzari (detto Pelloia), esasperati dalle troppe imposte e vistisi negare dal Francesco Sforza la riduzione di alcune gravose tasse, si ribellarono assalendo il castello di Niviano dove si trovava il commissario ducale Maleta. Fortunatamente per quest'ultimo, grazie all'intervento di Lodovico Gonzaga (marchese di Mantova) che accorse con 500 tra fanti e cavalieri, i ribelli furono scacciati e respinti fino a Grazzano. Molti contadini furono in seguito catturati ed impiccati a Piacenza, al di fuori del Pelloia fù catturato ma si strangolò ad una trave e dell'Anguissola che subì la confisca di tutti i suoi beni e fù decapitato dopo dodici anni di prigionia.

Sant'Agata


Cadeo

Il nome di questa località sita sulla via Emilia tra Piacenza e Fiorenzuola d'Arda è dovuto alla fondazione di un hospitale per i pellegrini avvenuta nel 1122 per volere del piacentino Ghisulfo in onore a San Pietro. Per questo Cadeo significa "Cà di Dio".

sabato 8 settembre 2007

L'anfiteatro che non c'è più

Al di fuori delle mura, in riva al Po, Piacenza vantava un maestoso anfiteatro che secondo molti si trattava di uno dei più maestosi ed imponenti d'Italia.
Trovò la distruzione nel 68 d.c. ad opera del generale Cecina il quale, inviato dal neo imperatore Ottone per sbaragliare le truppe di Vitiello arroccate in città, sfogò le ire di vendetta sull'edificio per non essere riuscito ad entrare. Pare però che questo barbaresco atto sia dovuto anche da un coinvolgimento dei comuni vicini, invidiosi della prosperità di Piacenza

venerdì 7 settembre 2007

L'antica Divina Commedia

Nella prestigiosa biblioteca di Piacenza, la Passerini-Landi fondata nel 1774, è conservata la più antica copia esistente della Divina Commedia, risale al 1336.

giovedì 6 settembre 2007

Chiesa di S.Giovanni


La leggenda del tesoro dei templari

Esiste una leggenda che sfocia probabilmente in una vera favola tramandata di voce in voce per anni. Essa narra di un manipolo di templari che di ritorno dalle battaglie in Terrasanta, portarono nel loro convento un notevole tesoro al quale oltre chè al suo valore monetario era attribuito un immenso valore religioso: si trattava difatti del calice contenente il sangue di Cristo trafitto sulla croce. Custodito per secoli da un prete (che faceva Gianni di nome) e dai suoi successori "teste nere" ora era nelle mani dei manaci guerrieri che trovarono come luogo sicuro per la sua custodia la mansione di Cotrébbia Vecchia ed a difesa di questo immenso tesoro eressero i castelli di Calendasco e Sant'Imento.
Una tale preziosità non potè non essere soggetta agli occhi dei briganti che tentarono inutilmente più volte di impadronirsene. Un giorno Uter Kaspat, un monaco di origine sassone, fù decapitato perchè si rifiutò di rivelare il nascondiglio del calice hai suoi rapitori.
Il corpo e la sua testa furono ritrovati dagli altri frati che li portarono al monastero dove, in presenza del calice, furono sottoposti ad una cerimonia che li fece magicamente ricongiungere ridonando vita al malcapitato Uter. Da allora egli riuscì a capire il linguaggio degli uccelli e dei fiori.
L'inestinabile bene non sarebbe però rimasto lì a lungo: venne trafugato da un'armata di mercenari giunti dall'oltrepò e guidata da un certo Percivalli. Fù così che da allora iniziò il declino della locale potenza monacale, che lasciò ai nostri tempi i nomi di località come Molino dei Frati, Incrociata, Tempio di Sopra e di Sotto e diversi castelli già citati e diverse torri.

mercoledì 5 settembre 2007

Fiori a Farini


martedì 4 settembre 2007

La gallina dai pulcini d'oro

Cariseto (frazione di Cerignale) è un piccolo borgo sito ai piedi di una roccia sulla quale rimangono le rovine di un antico castello di origine non posteriore al 1050, citato in un atto di concessione dall'imperatore Enrico III al monastero di S.Paolo di Mezzano Scotti.
Nel 1164 Federico Barbarossa lo infeudò ad Obizzo Malaspina che successivamente lo trasse in salvo ospitandolo nel fortilizi per poi scortarlo fino a Pavia. I successivi proprietari furono i Fieschi dal 1540 ed i Doria che lo ressero fino al 1797.
Di tutte le storie che visse questo maniero (del quale è ancora visibile qualche tratto di mura) una lo riguarda con quel pizzico di leggenda mista a curiosità. Questa infatti pare sia la provenienza della gallina con dodici pulcini d'oro conservati al museo di Monza.

Valnure a Ferriere


lunedì 3 settembre 2007

Rottofreno o Rotofredo?

Rottofreno quale nome più particolare per un toponimo. Nelle attribuzioni più fantasiose viene trovata la sua origine nel fatto che Annibale sia stato costretto a fermarsi in questo paese per via della rottura del morso del suo cavallo (mai ufficialmente riscontrato). Una ipotesi che ha condotto il comune nello scelgliere come stemma una testa di cavallo col morso rotto.
Documenti storici di antica fattura testimoniano che in realtà Rottofreno non si chiamava così ma Rotofredo, nome di origine germanica stante a significare "amico della gloria".

domenica 2 settembre 2007

Il castello di Vigolzone

Nel 1330 per volere del ghibellino Bernardone Anguissola, in dimostrazione di potenza ed autorità, iniziò la costruzione dell'attuale castello articolato con pianta rettangolare, frontale a levante e munito di un imponente torrione all'angolo sinistro.
Nel 1414 Pietro e Riccardo (figli di Bernardo Anguissola) ed Antonio (loro cugino, figlio di Giovanni) ricevettero dall'imperatore Sigismondo l'investitura feudale oltre che del suddetto castello di Vigolzone anche del castello di Folignano e della villa di Albarola che fù revocata alla famiglia Anguissola nel 1806 dalla lesgislazione napoleonica.
Con l'estinzione degli Anguissola avvenuta nel 1936 con Beatrice, il castello venne retto prima dai marchesi Monticello Obizzi di Crema e successivamente dai marchesi Landi di Chiavenna, attuali proprietari.

La fortezza di Lantelmo Confalonieri

All'epoca delle crociate attorno l'anno 1095 il nobile Lantelmo Confalonieri capitano delle milizie piacentine in Terrasanta (e vassallo del vescovo Aldo) fece innalzare una fortezza in quel di Vigolzone. Non fù però duratura la sua esistenza, in quanto a violarla ci pensò Re Enzo che la distrusse lasciando solo i ruderi di una torre a base circolare, visibili ad ovest dell'attuale castello.

sabato 1 settembre 2007

Storia di San Corrado Confalonieri

Dall'enciclopedia libera Wikipedia, riporto l'integrale storia della vita di San Corrado Confalonieri.

San Corrado nasce a Calendasco in provincia di Piacenza nel 1290. Egli discende dalla nobile casata dei Confalonieri che oltre ad abitare in Piacenza, avevano vasti feudi assegnati loro quale privilegio di essere una famiglia guelfa fedele alla Chiesa. Particolare dell'affresco absidale chiesa di Calendasco con immagine di San CorradoNei dintorni del paese, in una zona fitta di boscaglie (la tradizione parla di Case Bruciate, vicino a Carpaneto Piacentino - anche se recenti studi indicano una nuova località sita tra San Nicolò frazione di Rottofreno e Calendasco - e questa vasta area agricola di circa 200 pertiche piacentine è chiamata col nome di 'La Bruciata'), Corrado si trova a caccia con una compagnia di amici e familiari. Quel giorno la caccia non dà buon esito e Corrado ordina di appiccare il fuoco alle sterpaglie per stanare la cacciagione ma, complice il forte vento, il fuoco in un attimo brucia tutto ciò che incontra, tra cui boschi, case e capanne. Spaventati ed impotenti di fronte a questo evento, Corrado e i suoi scappano verso casa, decisi a non far trapelare la verità.
Non appena la notizia si propaga in città, subito si scatena la caccia al responsabile, che viene individuato in un povero contadino, accusato di incendio doloso (si credeva infatti che l'incendio fosse stato appiccato dai Guelfi per colpire l'attuale governanza Ghibellina). La notizia della condanna colpisce l'animo di Corrado, che non riesce a darsi pace per quello che è successo a causa sua. Non esita quindi ad interrompere il corteo punitivo ed a chiedere udienza al Signore di Piacenza, dove dichiarerà la propria colpevolezza, e subendo la pesantissima pena della confisca di tutti i terreni per risarcire il danno fatto (essendo di nobile famiglia, evita punizioni corporali). Ma questo fatto sarà decisivo per gli atti successivi della sua trasformazione da uomo nobile del mondo a convertito e penitente.
Questo evento segna profondamente la vita di Corrado, che negli anni successivi si avvicina sempre più alla fede, infatti vestirà l'abito penitenziale francescano ritirandosi nell'eremo nei pressi di Calendasco, (detto del gorgolare da uno storico siculo) e guidato da frate Aristide. Essendo infatti l'hospitale di questi fraticelli sulle terre presso al suo feudo calendaschese egli ben conosceva il loro esemplare modo di vita, affidato tutto alle sole parole del Vangelo. Tra i "penitenti", gli eremiti e gli ospedalieri erano quelli maggiormente impegnati, essi erano uomini per lo più di età matura provenienti da ogni classe sociale: vedovi, sposati, nobili ed intellettuali ma anche semplici servi, contadini o ortolani.
Sarà così che Corrado, in accordo con la moglie Giovannina, decidono entrambi di donarsi alla religione: lui quale francescano terziario, lei quale clarissa, questo era infatti quanto prescriveva la regola dei Terziari e cioè che quando il coniuge voleva dedicarsi completamente alla vita religiosa vestendo l'abito terziario in una fraternità, anche la moglie facesse lo stesso dando il proprio assenso. Nel progredire nel suo stato religioso ha modo di riflettere sulla sua scelta fino a prendere la decisione di lasciare Piacenza e tutte le cose materiali per dedicarsi alla propria anima ed alle cose eterne, così che, intorno al 1335, Corrado lascia la città.
Corrado mostra una conversione francescana, vestendo l'abito Terziario, ma come gli atti concreti della sua vita mostreranno, ha una vocazione eremitica, o anacoretica (l'anacoresi infatti è la separazione dal mondo, con l'impegno ad opporsi alla materia nel rinnegare la natura allo scopo di ottenere ciò che supera tutto il materiale per il solo bene dello spirito).
Nel suo lungo peregrinare, eremita itinerante secondo la tradizione francescana, Corrado attraverserà l'Italia verso sud, pregando sulle tombe degli Apostoli a Roma, finché non giungerà nella sua meta definitiva, Noto, in Sicilia, intorno al 1340.
Qui lega una stretta amicizia con Guglielmo Buccheri, un antico scudiero di Federico II d'Aragona che le vicende della vita portarono a fare una scelta d'eremitaggio simile a Corrado. Buccheri ospiterà Corrado nelle cosidette Celle, un quartiere isolato nei pressi della Chiesa del Crocifisso, dove vi rimarrà per circa due anni, fino al ricominciare delle sue peregrinazioni quando il suo eremitaggio è compromesso dalle sempre più numerose genti che chiedono a lui preghiere e consigli.
Corrado soffre tutte queste attenzioni e si trasferisce in zone remote e desertiche, il suo unico pensiero è avvicinarsi a Dio, non sente infatti il bisogno di alcunché di materiale. La sua è una vita ascetica al pari dei grandi Padri del deserto: infatti egli diventa xeniteta, cioè lascia la propria patria natia, Piacenza, dimentico di tutti gli affetti: insegnano infatti i Padri che per essere maggiormente liberi dagli affanni del mondo bisogno liberarsi di tutte le passioni e pratiche del mondo materiale, non ultima quella verso i propri parenti più prossimi.
Trovatosi in una zona assai inospitale, Corrado decide di sistemarsi in una grotta, detta appunto Grotta dei Pizzoni, dove finalmente può ritirarsi in una vita meditativa, anche se la gente, ormai affezionata al buon pellegrino, non smetterà mai di andarlo a trovare.Durante una delle sue visite a Noto, Corrado incontra un suo vecchio conoscente, tal Antonio Sessa, il quale soffriva da tempo di ernia, alla vista dell'amico dolorante, Corrado ne ha compassione e dopo aver pregato per lui questi immediatamente guarisce per sempre dai suoi dolori.
Un altro avvenimento miracoloso, è stata la guarigione del figlioletto di un altro amico sarto, che soffriva di un'ernia assai sviluppata. Questi sono solo due esempi dei miracoli fatti da Corrado in quel periodo, i doni di Dio frutto di una profonda vita spirituale. Il più famoso, e legato alla figura di Corrado, rimane il miracolo dei Pani, che Corrado compì durante la terribile carestia che colpì la Sicilia negli anni 1348-1349, causata dalla peste nera che imperversava. In quel periodo, chiunque si rivolgesse con fiducia a Corrado, non tornava a casa senza un pane caldo, impastato dalle mani degli Angeli.
Corrado muore nella sua grotta il 19 febbraio 1351 con al suo fianco il confessore, mentre si trova in ginocchio in preghiera con gli occhi al cielo. Rimane in questa posizione anche dopo il trapasso, mentre una luce avvolge la Grotta dei Pizzoni. Verrà seppellito nella Chiesa di San Nicolò a Noto Antica, secondo le sue volontà. In seguito il corpo è traslato nella bellissima Cattedrale di Noto ove è venerato da parecchi secoli.