venerdì 31 agosto 2007

Testa d'orso

Ancora non precisamente nota è l'origine del toponimo Caorso riconducibile a Caput Ursi (testa d'orso). Questa sua definizione potrebbe trarre in conclusione che la forma del luogo possa essere paragonata a quella della testa dell'animale o diversamente è dovuta all'esistenza di immagini somiglianti ad essa.
Un'antica leggenda narra che nel 820d.c., Orsa ed Imelde (due sorelle di Podone) avrebbero fatto innalzare con i loro risparmi la chiesa e le prime case, tra cui Cà dell'Orsa che venne riaddattato in Caorso.

giovedì 30 agosto 2007

Quel castello da distruggere

Il castello di Ziano Piacentino , zona strategicamente importante per il posizionamento tra le province di Piacenza e Pavia ebbe per questo una travagliata esistenza. Edificato nel X secolo come altre fortezze locali su di un castrum romano, fù distrutto nel 1242 dalle truppe pavesi, nel 1312 da Francesco Scotti e nel 1321 da Galeazzo Visconti.
Del forte rimangono oggi una torre ed un doppio loggiato, tenuto in proprietà privata.

mercoledì 29 agosto 2007

La colomba di Clairvaux

L'abbazzia cistercense di Chiaravalle della Colomba fù fondata nel 1136 da San Bernardo di Clairvaux (o San Bernardo di Chiaravalle, colui che pare abbia scritto le regole dei cavalieri Templari) nella verde campagna tra Alseno e Fiorenzuola d'Arda.
Esiste però una leggenda secondo la quale fù una colomba a definirne il perimetro, disponendo pezzetti di legno sul terreno.

martedì 28 agosto 2007

Mucche o cavalli?

Nel '600 durante il suo transito in terra piacentina, Richard Lassels testimonia che per le nobildonne che rientravano in villa era consuetudine attaccare alla carrozza mucchè anzichè cavalli, potendo così essere trasportate e bere latte fresco a desiderio.

lunedì 27 agosto 2007

Una storia di Ernest Hemingway

Il celebre scrittore e giornalista americano Ernest Hemingway (2 luglio 1899-21 luglio 1961) durante una sua visita in Italia all'inizio degli anni '50 si recò a pescare in un tratto non ancora defiinito tra il Trebbia all'altezza di Marsaglia ed il torrente Aveto all'altezza di Salsominore.
Quì dopo una mattinata di pesca accompagnato da un medico dentista di Varzi (PV), sostò in una locale osteria sorseggiando vino bianco dei Colli Piacentini.
Fù così entusiasto della giornata, catturato dalla locale semplice bellezza, ch'egli non esitò a definire la Valdaveto (per alcuni però definì la Valtrebbia) "la valle più bella del mondo".

domenica 26 agosto 2007

Centro bobbiense


Numerazione araba

Svelata l'introduzione dei numeri arabi in Europa grazie al professor Flavio G. Nuvolone il quale dopo la decriptazione del "Carmen Figuratum", opera di Gerberto d'Aurillac indirizzata ad Ottone II e Teofano, ha potuto stabilire che il fautore portante alla scienza europea il sistema matematico basato sulle cifre arabe si trattava proprio dello stesso abate Gerberto d'Aurillac in funzione a Bobbio, divenuto poi Papa Silvestro II.
Tale scoperta è pubblicata sull'ultimo volume dell'Archivum Bobiense, prestigiosa rivista scientifica.

La campana

Un'incisione bronzea ne scolpisce la data: 1355. E' alta 153cm per un diametro di 51. Proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo sita nel comune di Ottone è custodita nel Museo d'Arte Sacra della medesima località (istituito dieci anni fà per volere del professor Attilio Carboni).
Si tratta della più antica campana del nord Italia.

Veduta del paese




sabato 25 agosto 2007

Castello di Statto


mercoledì 22 agosto 2007

Arrivo a Bobbio dal Ponte Gobbo


martedì 21 agosto 2007

Poesia di Luigi Illica

Luigi Illica celebre librettista, commediografo e giornalista d'inizio '900 fù inoltre un raffinato e forte poeta. Una delle sue composizioni poetiche è tutt'ora incisa sotto il mezzo busto che lo rappresenta, nei giardini a balcone adiacenti la rocca viscontea di Castell'Arquato. Per certi versi quest'opera mi rimanda la mente alla tragica storia d'amore di Laura e Sergio, vissuta proprio tra queste mura di borgata. Egli scrisse:

"Vicino a te s'acqueta
L'irrequieta anima mia
Tu sei la mia meta
D'ogni desio e bisogno
E d'ogni sogno
E d'ogni poesia!...
Entro il tuo sguardo
L'iridescenza scerno
De li spazi infiniti
Io sono già eterno"

La colomba azzurra e la croce

Quando nel 1095 papa Urbano II proclamò la prima crociata in Terrasanta, tra le potenti figure partecipanti vi era anche quella di Matilde di Canossa. Leggendaria ma soprattutto fantastica la serie di eventi dopo che Matilde parlò: una colomba azzurra scese sulla piazza nell'istante in cui il cielo sì aprì partorendo una croce, simile a quella di Costantino, con la scritta "In hoc signo vinces".

domenica 19 agosto 2007

Scorcio


San Rocco

Riporto di seguito la storia di San Rocco (fonte Wikipedia), una storia che ha nelle sue righe l'inizio di un'altra, quella di San Gottardo.
Gli agiografi non sempre sono stati concordi sulle date di nascita e di morte di San Rocco che alla luce delle più recenti revisioni biografiche, sarebbe nato fra il 1345 ed il 1350, e sarebbe morto fra il 1376 ed il 1379.
Tutti concordano che sia nato a Montpellier, in Francia, da famiglia agiata, forse i Delacroix (Giovanni e Libera), che erano tra i maggiorenti cittadini e consoli della città. Perduti i genitori in giovane età, distribuì i suoi averi ai poveri e s'incamminò in pellegrinaggio verso Roma.
Arrivato in Italia, durante le epidemie di peste andava a soccorrerne i contagiati anziché fuggire i luoghi ammorbati. Verosimilmente l'epidemia più rilevante di cui si tratta era la cosiddetta Peste Nera che intorno alla metà del Trecento devastò l'intera Europa, ma che già prima e anche dopo continuò a manifestarsi qua e là.
Aquapendente è una delle poche città ricordate unanimemente da tutte le antiche agiografie, non solo come tappa fondamentale ed irrinunciabile per qualunque pellegrino medievale diretto a Roma, ma soprattutto in quanto suggestivo luogo del primo, importante episodio della vita di san Rocco in terra italiana: l'incontro con Vincenzo nel locale Hospitale di San Gregorio, incontro magistralmente narrato da Francesco Diedo nella sua Vita Sancti Rochi (1479), è infatti diventato l’unico che possa essere paragonato, in termini di popolarità, con i celebri eventi della zona di Piacenza.
Tra i luoghi toccati durante il cammino per Roma ci sono Cesena e a Rimini (qui però verosimilmente passò non all'andata ma sulla via del rimpatrio), dove intervenne in altre epidemie, occupandosi di malati che, a volte, venivano abbandonati persino dai familiari. Molti di essi guarirono in modo miracoloso, cosa che iniziò a far emergere i carismi del nostro santo presso la gente. Giunto a Roma tra il 1367 ed il 1368, vi rimase tre anni, e qui curò, fino ad ottenerne la guarigione, un cardinale che lo presentò al papa.
Anche il ritorno da Roma a Montpellier fu interrotto da un'epidemia di peste, in corso a Piacenza. Rocco vi si fermò ma, mentre assisteva gli ammalati dell’Ospedale di Santa Maria di Betlemme, venne contagiato. Allora, un po' per non aumentare il contagio e un po' per tener fede al voto di anonimato che aveva fatto come pellegrino, si trascinò fino ad una grotta (tuttora esistente, trasformata in luogo di culto) lungo il
fiume Trebbia alla periferia di Sarmato, sempre sulla via Francigena. La tradizione indica a questo punto un cane (che tanti artisti dipingeranno o scolpiranno al fianco del nostro santo) che durante la degenza di Rocco appestato provvedeva quotidianamente a portargli come alimento un pezzo di pane sottratto alla mensa del suo padrone e signore del castello di Sarmato, il nobile Gottardo Pallastrelli. Rocco, quindi soccorso e curato dal nobile signore, dopo la guarigione riprese il suo cammino. Gottardo voleva seguirlo nella vita di penitenza ma Rocco glielo sconsigliò. Gottardo divenne il primo biografo del santo pellegrino e ne dipinse il primo ritratto, tuttora visibile, affrescato nella chiesa di Sant'Anna di Piacenza.
Lungo la storia San Rocco è pure venerato quale Terziario Fancescano, al pari di san Corrado Confalonieri da Piacenza che fino al 1340 circa, proprio non molto lontano da Sarmato, si era ritirato nell'hospitio di Calendasco, presso il passo del Po lungo la Via Francigena per poi partire pellegrino e morire nel 1351 a Noto in Sicilia.
I privilegi papali concessi al Terz'Ordine Regolare nel 1475 e poi nel 1547 per l'Ufficiatura Liturgica propria di San Rocco, fanno menzione di altri più antichi documenti papali, quali quelli di Papa Onorio III e Papa Gregorio IX. Quello che avrebbe dovuto essere il ritorno a Montpellier, però, si interruppe a Voghera. Nessuno lo riconobbe, pur essendo i suoi parenti materni
di origine lombarda: scambiato per una spia, finì in carcere senza ribellarsi, e vi restò per un lungo periodo (dai tre ai cinque anni, a seconda delle biografie), fino a morire trentaduenne, nella notte tra il 14 ed il 15 agosto di un anno imprecisato tra il 1376 ed il 1379. Non morì certamente ad Angera, sul Lago Maggiore: questa località veniva indicata a causa di errori di dizione ormai definitivamente dimostrati e risolti dagli studiosi.

Paesaggio




L'elefante

Secondo un'antica leggenda quando Annibale passò per Gossolengo, lasciò in custodia ai contadini abitanti della zona un elefante ferito in battaglia. Superato il timore iniziale vi si abbituarono e lo utilizzarono per i lavori più pesanti e per gli ingenti trasporti ed alla sua morte gli dedicarono una onorata sepoltura.
Secoli dopo, un contadino scavando nel proprio campo trovò un osso di elefante. Da questo ritrovamento gli studiosi sostengono che derivi il nome della località Gossolengo, praticamente da "Ossolungo". Altre ipotesi sull'origine del nome suppongono che derivi dal longobardo "GuteLand" che significa "buona terra".

venerdì 17 agosto 2007

Panorama da Rivergaro


Il Trebbia


Castello di Statto, veduta dal Trebbia


Santuario della Madonna dell'Aiuto


Ingresso al castello Dal Verme


Lo scrigno di Bobbio

Nel castello Dal Verme a Bobbio esiste uno scrigno mai aperto risalente al XVI secolo nel quale sarebbero custoditi importanti documenti.

Svettante torre


giovedì 16 agosto 2007

Chiesa di S.Giovanni Battista


martedì 14 agosto 2007

Piacentini Illustri

lunedì 13 agosto 2007

Fiori


sabato 11 agosto 2007

Il tempio di Minerva

Tra Travo e Perino si affaccia sul Trebbia dall'alto di una rupe una chiesetta. E' la chiesa di Caverzago (Cabardianus in antico), località in cui secondo diversi studiosi e secondo la Tabula alimentaria sarebbe stato eretto un tempio dedicato a Minerva Medica.
Effettivamente una serie di foto aeree scattate negli anni '70 sopra la piana del torrente Dorba, avrebbero evindenziato tracce di due edifici dalla lunghezza di circa 50 metri ciascuno, edifici decisamente insoliti per la zona.
Da notare inoltre che nei ditorni di Caverzago, in località Tosi, sarebbe esistita una fonte dagli effetti terapeutici naturali attribuiti alla dea Minerva Medica.

Cristoforo Colombo a Bettola

Il prete con l'arsenale

Nel 1943 giungeva a Peli di Coli Don Giovanni Bruschi, partito da Bobbio con un calesse sul quale vi era vario materiale per la canonica coperto da un telo e, ancora più sotto, un carico d'armi (a quei tempi è bene ricordare che chi portava armi aveva come pena la fucilazione immediata).
Nel tragitto il calesse doveva passare proprio dinnanzi una caserma dei carabinieri, sfortuna vuole che alcuni militari usciti dalla caserma lo fermarono, chiedendogli "Allora Don Giovanni, cosa porta di bello su quel carretto?". Don Giovanni senza scomporsi replicò "Mah!, un paio di bombe, una mitragliatrice e due pistole" e ridendo gli risposero "Don Giovanni! Sempre voglia di scherzare, eh?! Va beh, vada, vada...".
Da quel giorno padre Giovanni passò tante altre volte...

Eroe da film, "Il Ballonaio"

Durante le mie ricerche mi capita di leggere anche di storie incredibili che sembrano partorite dalla creativa mente di uno dei registi più affermati. La storia che vi propongo ora è una di queste, la storia di un eroe che ha fatto della sua vita un film ed è riconosciuto come uno dei più famosi partigiani italiani.
A Borgonovo Val Tidone il 16 gennaio 1920 nasce uno dei personaggi italiani più mitici. Si chiamava Giovanni Lazzetti ma lo chiamavano Il Ballonaio perchè suo papà aveva un banco di giocattoli e vendeva i palloncini.
E' stato un incubo per i fascisti ed i tedeschi, tanto che, quando lo catturarono il carcere si riempì per tutta la notte di fascisti che andavano per vedere il mitico Ballonaio, all'inizio per deriderlo e insultarlo, ma poi gli chiedevano come aveva fatto a scappare quella certa volta, dove fosse stato quella certa sera. I repubblichini gli rievocavano le sue azioni in un clima quasi da osteria, e lui rideva e scherzava con loro tutta la notte ben sapendo che poi al mattino l'avrebbero fucilato. Il ballonaio ha fatto cose incredibili e anche da pazzo incoscente. Un suo compagno disse che lui era il re dell'improvvisazione. Una volta con i suoi compagni fermò un autocarro sulla via Emilia che portava ben 800 fucili armi preziose che lui portò ai suoi partigiani. Nell'occasione, fece prigionieri l'autista e gli altri occupanti e poi vide che l'autista aveva un lasciapassare. Non contento sequestrò il lasciapasssare all'autista, si travestì da tedesco con 2 suoi compagni (non sapeva una parola di tedesco) e andò in pieno centro a Piacenza alla Caserma Sant'Anna (passando 3 posti di blocco) e qui si fece consegnare 2 mitragliatrici pesanti, 2 casse di munizioni, 600 coperte, 500 paia di scarpe, 800 metri di tela. Poi tranquillamente, facendo un giro strano intorno a Piacenza (per evitare i posti di blocco), se ne tornò sulle montagne.
Un giorno il Ballonaio fece evadere dal carcere di Borgonovo Val Tidone 18 suoi compagni. Quel giorno alcuni detenuti videro il Ballonaio che arrivava al carcere in mezzo a 2 carabinieri. Con molta tristezza tutti pensarono che fosse stato preso dai
fascisti. Arrivati alla porta della prigione, i due carabinieri (finti) e il Ballonaio si misero a discutere col custode che non voleva aprire la porta perchè voleva vedere l'ordine di carcerazione scritto. Il ballonaio si stufò della discussione e vide che all'interno i carcerati potevano circolare nella stanza, allora tirò fuori un pugnale ed una pistola e li passò ai compagni detenuti dallo spioncino chiamandoli. Questi immobilizzarono il custode, si fecero dare la chiave e furono tutti liberati.
Il Ballonaio con un suo compagno volevano rapire un maresciallo tedesco per farsi dire da lui la parola d'ordine per entrare nella polveriera di di Ca' Trebbia. Seppero che il maresciallo andava sempre in una certa osteria alla fine del servizio, perchè gli piaceva una ragazza che lavorava nel locale. Così il Ballonaio ed i suoi amici si travestirono da tedeschi e andarono all'osteria. Il ballonaio entrò e gli altri aspettavano fuori. Ad un certo punto però il ballonaio uscì con il maresciallo tedesco ed un altro militare che lo tenevano fermo per le braccia. Allora un suo compagno chiamato Il Milanese fece partire una raffica sopra le loro teste. I due tedeschi spaventati mollarono la presa. Il Ballonaio corse dentro nell'osteria e si buttò a tuffo contro una finestra spaccando tutti i vetri. Il giorno dopo tutti erano disperati pensando che fosse stato catturato, quando, verso mezzogiorno ricomparve a Borgonovo con la massima tranquillità su un calesse.
Un giorno la Bionda di Voghera e due tedeschi avvistarono il Ballonaio su un ponte. La Bionda di Voghera era una ragazza giovanissima molto bella e molto malvagia, specializata nelle torture più raffinate nei confronti dei partigiani. Subito i tre uscirono dall'auto e la Bionda di Voghera sparò dei colpi in aria per fermare il Ballonaio, ma lui scappò sotto il ponte e poi nel cortile di un abitante della zona. Questi aveva un cane molto cattivo attaccato alla catena vicino ad un forno, Il cane continuava ad abbaiare e ringhiare. I tedeschi chiesero al proprietario se lì fose passato il Ballonaio e se si fosse nascosto nel forno. Lui disse che era impossibile perchè quel cane di sicuro l'avrebbe fatto a pezzi se si fosse avvicinato, tanto era cattivo. E così i tre se ne andarono amareggiati. Dopo un pò il padrone restò basito vedendo il Ballonaio tranquillo uscire dal forno e accarezzare il cane che si limitava a
ringhiare senza fagli del male.

venerdì 10 agosto 2007

Strada del castello


Il cavaliere fantasma

Nel castello di Agazzano pare ci sia una preseenza che urla, batte le catene e ruota la spada... è il fantasma di un cavaliere di ventura, tale conte Pier Maria Scotti, conosciuto come "Il Buso".
Nel 1514 il maniero di Agazzano era tenuto dal conte Giuseppe Scotti e dalla madre Luigia Gonzaga, finchè Il Buso ingaggiò una battaglia volta ad espugnare il fortilizio, che gli riuscì anche grazie l'aiuto dell'artiglieria. Astorri Visconte e Giovanni de Birago, complici con i quali era solito spartirsi i bottini, venuti a conoscenza delle nuove ricchezze delle quali il P.M.Scotti si era impadronito conquistando il castello, accorsero immediatamente e reclamando la spartizione lo pugnalarono a morte, gettandone il corpo nel fossato.Nonostante il suo passato, pare comunque si tratti di una presenza pacifica e da chi lo ha visto, si tratta di un uomo molto alto dalla corazza scura, indossa pantaloni di pelle, stivali, elmo con penna azzurra e brandisce una spada.

Piazza del Biscione


Palazzo del Comune


La scritta misteriosa

Durante una visita a Grazzano Visconti non sfugge all'occhio del turista più attento l'enigmatica scritta "Otla.ni.adraug.e.enetapipmi" in caratteri gotici, che pare rimandi ad antichi dialetti se non ad incantesimi.
In realtà null'altro è che "impipatene e guarda in alto" scritto alla rovescia. Fù voluta dal Giuseppe Visconti di Modrone allo scopo di anticipare coloro che visitando il borgo avrebbero storto il naso per la sua non autenticità.

giovedì 9 agosto 2007

Piazza Alta




Cortile per il castello


Museo archeologico

A Pianello ValTidone nella rocca del XIV secolo appartenuta ai Dal Verme è possibile visitare un museo archeologico ad ingresso gratuito. Ammirerete monete, vasi, bicchieri, piastre, strumenti ed oggetti ornamentali romani ed etruschi molti dei quali in buono stato rinvenuti durante gli scavi che hanno scoperto un antico abitato romano.
Non a caso la zona di Pianello V.T. che si trova in una piana tra il Tidone ed il Chiarone è luogo di insediamenti sin dall'età neolitica. Per informazioni 338/8998379 .

Il Ponte Gobbo

Il Ponte Vecchio detto anche "Ponte Gobbo" è un ponte di origine romana che si caratterizza per il suo ondulato andamento e la sregolatezza delle proprie arcate.
Leggenda vuole che il lucifero in persona costruì questo passaggio sulla schiena dei suoi diavoli che erano di varia grandezza e sfidò il monaco irlandese San Colombano ad attraversarlo, auspicando morte per il primo che l'avrebbe fatto. Quest'ultimo fece astutamente passare per primo il suo sofferente cane che lo stava già lasciando, così il lucifero perse la scommessa.
Più verosimlmente l'asimmetrica ed irregolare ampiezza degli archi è attribuita ad antiche devastanti alluvioni.

Il Parco delle Fiabe

Nei pressi del castello di Cagnano, in località Gropparello, esistono davvero cavalieri, principesse, orchi, folletti, gnomi e fate. Non è da tutti parlargli o combatterli, è' un mondo al quale nessun adulto potrà mai credere, ma esiste e vive come può vivere la nostra fantasia e lo fà quì a Gropparello. E' sufficiente fermarsi nella taverna del castello, per essere serviti e riveriti da sguattere ed ancelle e capire quanto queste mie parole sfiorino la linea del tangibile e del credibile per rimettere tutto in gioco. Visitate il sito www.castellodigropparello.it/ .

La spina della corona

Nella chiesa dell'ospedale sarebbe conservata una spina della corona di Cristo. Non è possibile saperne la storia e l'opinione sull'autenticità si ferma alle considerazioni personali, però fù molto venerata.

Chiesa di Gropparello


mercoledì 8 agosto 2007

La vendetta dei Templari

Mentre ardeva sul rogo del 1314, il Gran Maestro dei templari Jacques de Molay, lanciò con giuramento una terribile maledizione: "Muoio innocente, ma chiamo d'innanzi al tribunale di Dio il ministro Nogaret, il papa e l'imperatore e giuro che l'ultimo discendente di Filippo il Bello sarà giustiziato da un templare".
A porre atto a tale promessa, nella Chiesa del Santo Sepolcro di Piacenza s'incontrarono in gran segreto i templari portoghesi e francesi sfuggiti alla persecuzione, ordendo i piani di una vendetta che ebbe a compimento entro un anno solare nella morte di tutti e tre i citati.
Nogaret morì avvelenato dai ceri del proprio studio (trattati dai templari), Clemente V morì per ingestione di polvere di smeraldo mescolata al cibo e Filippo il Bello morì per una misteriosa caduta da cavallo.

martedì 7 agosto 2007

Prato nel cielo


Romani-Cartaginesi, rivivere la battaglia

Sulla cruenta battaglia avvenuta nel 218 a.c. tra romani e cartaginesi, si sono rinnovati gli interessi degli studiosi storici che dopo Poilbio, Tito Livio e Silio Italico cercano di porre una visione sull'effettiva svolgimento dell'evento.
Secondo Pier Luigi Dall'Aglio e Giuseppe Marchetti per meglio chiarire tale vicenda occorre inquadrare lo scenario ambientale, e bisogna farlo considerando l'ipotesi che in quel tempo il fiume Trebbia non sfiorava la città di Placentia ad ovest, bensì ad est.
Un mutamento del corso del fiume, aiuterebbe così ad incasellare con più dettagli l'avvenimento.
Scipione si accampò tra Ancarano e Rivergaro sulle prime colline, in quanto temeva i Galli e fù raggiunto in un secondo momento da Sempronio, in arrivo da Rimini.
Annibale ed i suoi si stabilirono a Canneto di Tuna e dopo un'incursione offensiva contro gli accampamenti romani volta a "spronare" il nemico, questi ultimi reagirono portandosi tra Canneto e Tuna, area in cui ebbe luogo la battaglia.
In un sanguinosissimo e violento scontro nel quale la cavalleria numida risultò più agile e veloce di quella romana, piombò a sorpresa anche Magone, fratello di Annibale (probabilmente nascosto tra Gazzola e Casaliggio) che trucidò la fanteria di Scipione e Sempronio, i quali si rifugiarono in Placentia. In tutto si contarono 15mila morti tra romani e cartaginesi.

domenica 5 agosto 2007

Ritorno alla luce per il castello

Stà lentamente tornando a veder luce il castello di natura vescovile che attorno al mille dominava il monte Castellano, a Groppallo. E lo fà dai pochi resti che il tempo ci ha lasciato.
Dalla prima campagna di scavi sì è potuto appurare che alcuni locali del forte erano dediti alla fabbricazione di perline di steatite, talco verde e traslucido.
L'impiego di dette materie unitamente al fatto che il castello era considerato di proprietà del vescovo di Piacenza Sigifredo, hanno portato a formulare l'ipotesi che si trattasse di officine per la produzione di grani del rosario, per la conta delle preghiere.
Il curatore degli scavi, Angelo Giretti ha definito questa come "Situazione unica in Italia" e personalmente sono del parere che le scoperte interessanti non si limiteranno a quanto intuito e visto dai ritrovamenti, rimango pertanto trepidante in attesa perchè rivedano la luce più parti possibli che possano donarci nuove "perline".

Il cielo nella chiesa


Via del borgo


Bottega del borgo


Alessandro Farnese


sabato 4 agosto 2007

Porta nel borgo


mercoledì 1 agosto 2007

Veduta dalla Rocca Viscontea

Porticato

Un giorno nuovo

Apprendo oggi che due fratellini di Casaliggio di Gragnano, Tomas e Tobias, costretti sin dalla nascita su di una sedia a rotelle, potranno operarsi il prossimo 16 agosto nell'Hospital for Joint Diseases, affermato ed avanzato centro ospedaliero statunitense sito in New York.
Quello che al pari di questa stupenda notizia mi entusiasma lietamente e mi felicita è che per arrivare a questo traguardo, è stata portata a termine nell'arco di pochi mesi, una raccolta fondi di 300 mila euro devoluti dalla generosità delle istituzioni locali e dei piacentini.
Oggi è davvero stato un giorno nuovo per noi, e grazie a tutti coloro che hanno collaborato, l'assicurazione è di un giorno nuovo anche per i fratellini.

Vicolo

Palazzo comunale

"Il Gotico" simbolo della città di Piacenza, è uno dei palazzi che meglio idealizza il periodo comunale del medioevo italiano. Fu innalzato nel 1281, nell'area dell'antico campo marzio romano, per volere di Alberto Scoto, cavaliere scozzese fedele a Carlo Magno.

The Neverending Story